Importante iniziativa della Confederazione Unitaria di Base il 15 aprile

La  C.U.B. , Confederazione Unitaria di base , sindacato che da anni  si batte per dare ai lavoratori un sindacato alternativo , promuove per la giornata di venerdì 15 aprile uno sciopero  c0ntro l’uso delle bombe contro i popoli e per la difesa dei diritti dei lavoratori.

Nel silenzio assordante  dei sindacati confederali CGIL-CISL-UIL e mentre  la dirigenza dei partiti di  ” opposizione ” a partire dal  PD  nonchè gran parte della stampa sostiene l’intervento militare in Libia , questa iniziativa si segnala come un contributo importante all’opposizione a questa che è una vera e propria guerra .Opposizione che esiste tra i giovani, i lavoratori , gli immigrati , che  lottano per il lavoro , per il salario , per l’istruzione .

La solidarietà del nostro blog a questa giornata di lotta.

sciopero 15 aprile

 

Le principali Manifestazioni :
Milano – Largo Cairoli ore 9,30
Palermo – Piazza Politeama ore 10,30
Torino – Via Livorno, 49 ore 9,30
Napoli  Ore 9.00 Telecontrolli Casoria; Ore 11.00 Aiazzone di Mariglianella
Sabato  16  Ore 14.00  Piazza del Gesù
Pontedera (PI) ore 10,00   c/o PIAGGIO
Bologna ore 10,00  prefettura in via Roosvelt.

Genova ore 9,30 Piazza Caricamento .

Roma ore 10 Ministero Tesoro; ore 17 P.zza Esquilino

 

Contro l’intervento in Libia.Gli obiettivi usciti dalla tavola rotonda del 4 aprile a Milano

 

Il 4 aprile, presso lo Spazio Tadini a Milano, si è tenuta la tavola rotonda indetta dal Coordinamento Milanese di solidarietà “Dalla parte dei lavoratori” e dal blog www.pennabiro.it sulle lotte dei popoli arabi e sull’aggressione alla Libia . Al termine dei lavori è stato posto il problema delle iniziative necessarie per  portare avanti la richiesta fondamentale della cessazione dei bombardamenti da parte dei paesi occidentali e della NATO.Una di queste iniziative è proporre un appello unitario tra tutte le forze che si oppongono a questa aggressione alla Libia.

Pubblichiamo di seguito la relazione che ha aperto la tavola rotonda di Osvaldo Pesce per il Coordinamento milanese di solidarietà ” Dalla parte dei lavoratori “

Milioni di persone sono scese in piazza in
vari paesi arabi, con rivendicazioni sociali e solidarietà tra i
popoli. Questo è un fatto nuovo di grande importanza. Movente primario
è stata la crisi economica globale del sistema capitalistico partita
dagli USA, in particolare il raddoppio dei prezzi dei generi
alimentari, dovuto al rincaro internazionale aggravato da siccità e
incendi in Cina e Russia.
Potrebbero aver influito anche i
tentennamenti di Washington rispetto all’impegno in Medio Oriente e lo
spostamento della sua attenzione sul Pacifico.
La rabbia popolare ha
abbattuto o messo in crisi i governi filo-occidentali del Maghreb, dell’
Egitto e della penisola araba.
La piazza araba però non chiede solo
pane e lavoro, fa richieste sociali e politiche. Non sono richieste di
origine religiosa, perché uno stato islamico non risolverebbe i loro
problemi (in Egitto i Fratelli musulmani sono scesi in piazza 5 giorni
dopo, in pratica chiedendo il permesso al movimento); non vogliono
neanche copiare la “democrazia” occidentale, cercano una strada propria
per il cambiamento della vecchia società.
L’Occidente invece agita lo
spettro dell’islamismo (e della “migrazione biblica”) per arroccare l’
opinione pubblica – istintivamente portata a solidarizzare coi
movimenti – e prepararla a un eventuale intervento militare.
Il potere
non è cambiato nella sostanza, anche se Ben Ali e Mubarak sono caduti.
La repressione c’è già: in Egitto sono in funzione tribunali militari,
bastonano manifestanti in piazza Tahrir, tentano di seminare terrore e
discordia.
Le masse fanno davvero la storia; la mancanza di una
direzione politica organizzata, che abbia un programma strutturato
contro lo stato, non porterà a soluzioni immediate, ma i semi
resteranno e col tempo produrranno grandi cambiamenti.
E’ interesse del
popolo italiano e di quelli arabi che la giusta esigenza di cambiamento
che viene da questi paesi non venga strumentalizzata per altri scopi, e
che siano i popoli a decidere il loro futuro in completa autonomia,
senza interventi militari ed ingerenze dall’esterno. Continua a leggere