L’ipoteca di Conte sul PD e sulla politica estera del paese

di Iglis Restani

Si avvicinano le elezioni politiche. Nell’autunno del prossimo anno o forse in primavera i cittadini italiani saranno chiamati al voto da cui uscirà il prossimo governo.

Sono molte le questioni importanti su cui i partiti dovranno esporre i loro programmi,dalla crisi energetica a quella climatica, dalle difficoltà del sistema produttivo ai bassi salari, dall’immigrazione alla sicurezza. Ma è quella della politica estera la questione più importante , decisiva .

Perchè è la questione più importante?

Perchè la politica estera , nell’attuale mondo in cui i legami economici e politici tra i vari paesi e i vari continenti sono determinanti anche per la politica interna e in una situazione in cui i focolai di guerra non solo si mantengono ma si vanno estendendo, è diventata centrale.

Ed è proprio sulla politica estera che da parte della maggioranza di governo e ancora di più da parte dell’opposizione non c’è la chiarezza necessaria .

Chiarezza necessaria su due punti soprattutto : primo, sostegno economico, politico, militare all’Ucraina in quanto paese aggredito facente parte del continente europeo oppure no; secondo, il rafforzamento del sistema di difesa europeo con l’aumento di spesa che questo richiede oppure no.

La classe lavoratrice ha tutto l’interesse perchè entrambe le risposte siano affermative . Non può esserci uno sviluppo positivo della società europea se si accetta che un paese a noi vicino come l’Ucraina venga invaso per impadronirsi delle sue risorse .Inevitabilmente il paese invasore sfrutterà le sue posizioni di forza per imporre condizioni agli altri paesi europei , non si potranno svilupare rapporti commerciali liberi con l’Ucraina e inoltre, poiché in Russia non c’è democrazia ,anche le forze di destra europee che guardano a Mosca come esempio si sentirebbero più forti con un peggioramento del nostro sistema democratico.

Non si può garantire la tenuta del sistema sociale europeo se questo non è in grado di dissuadere chi voglia condurre azioni ostili verso i paesi che fanno parte dell’Unione europea e la Russia conduce da tempo azioni ostili, per questo è necessario costruire un sistema di difesa europeo autonomo dalle decisioni degli USA ,i cui interessi sono diversi dai nostri e che , specie con l’amministrazione Trump, sostengono i partiti antieuropeisti.

Il costo della difesa , con i dovuti risparmi in un’ ottica collettiva e unitaria, va visto in modo positivo per poter lavorare nelle fabbriche, negli uffici , nelle campagne, sapendo che abbiamo una difesa a protezione. Chi invece di usare la parola difesa usa apposta solo la parola armi, fa demagogia perchè difesa non è solo armi ma rete satellitare per garantire le comunicazioni e individuare droni e missili, rifugi antiatomici per la popolazione , sistemi che mettono in sicurezza il sistema produttivo, gli ospedali , l’intera società .

Il governo non è stato finora sufficientemente chiaro e deciso su questi due punti. Ha mantenuto l’impegno a sostenere l’Ucraina ma in Europa è tra quelli che hanno inviato meno aiuti , si è accodato a lungo alle posizioni di Trump e sia sugli aiuti a Kiev che sulle spese per la difesa i continui distinguo della Lega non hanno certo contribuito a definire una posizione chiara.

Ci si aspetterebbe allora, su temi così importanti, una posizione chiara e unitaria,dal cosiddetto campo largo dal momento che si presenta come alternativa all’attuale maggioranza di governo . Niente di tutto questo, non essendoci un accordo tra PD e M5S, e le mozioni separate sulle spese militari presentate nel dibattito al Parlamento lo hanno testimoniato ,la questione è stata rinviata a quando sarà definito il programma. In realtà il maggior partito di opposizione, il PD, naviga nella confusione, si barcamena tra dichiarazioni diverse tra un esponente e l’altro.

Chi ha già detto invece qual’è la sua posizione è Conte. La sua posizione è presto detta : primo, basta armi all’Ucraina perchè a suo dire questo prolunga la guerra ,apriamo una trattativa con Putin . E’ una posizione ipocrita .Una trattativa in cui una parte rinuncia alla difea armata mentre l’altra continua a bombardare è di fatto una resa, quella resa a suo tempo concordata tra Putin e Trump in Alaska che prevedeva la cessione totale dell’Ucraina orientale, dopo quella della Crimea, mentre è risaputo dall’esperienza storica ,tra cui la resistenza al nazifascismo, che senza armi non si può difendere l’indipendenza e la sovranità del proprio paese dall’aggressore.

Secondo, basta spese militari, i soldi vanno spesi per la sanità ecc. Ora,chi di fronte alla domanda : è meglio spendere i soldi per le armi o per la sanità ,sceglierebbe le armi ? Nessuno. Ma la domanda è subdola e ingannatrice perchè nasconde la realtà. Ai confini dell’Unione europea c’è un governo reazionario che intende riportare la Russia all’estensione dell’impero zarista e al controllo dell’Europa,che sta conducendo da quattro anni e mezzo una brutale guerra di aggressione contro un paese europeo, che continua a rafforzare i propri armamenti offensivi portando le spese per l’esercito al 7% del prodotto interno lordo , circa il 38% della spesa pubblica totale. A cosa serve questa economia di guerra della Russia secondo Conte ? Non è forse una minaccia verso l’ Unione europea ? E le ripetute azioni con droni in alcuni paesi europei sono bigliettini di auguri ?

L’unica condizione per cui l’Unione europea potrebbe destinare una spesa più contenuta per la propria difesa sarebbe quella per cui la Russia, gli USA, ma anche la Cina, dessero il buon esempio eliminando le loro testate nucleari e diminuendo drasticamente le loro spese militari . Proprio l’Ucraina diede il buon esempio sull’abbandono delle armi nucleari, cedendole tutte alla Russia con il memorandum di Budapest del 1994, sottoscritto anche dagli USA e dal Regno Unito, alla condizione che fossero rispettati i suoi confini e la sua sovranità. Ciò che Putin non ha fatto.  Non stando così le cose , se si seguisse la linea del presidente dei 5S , il risultato sarebbero da una parte la capitolazione dell’Ucraina e dall’altra l’indebolimento dell’Unione europea che ha bisogno invece di un sistema di difesa in grado di garantire proprio quella sanità, quel welfare, quelle condizioni di democrazia e di vita conquistate dai lavoratori europei . Come ha recentemente dichiarato nell’incontro annuale con i giornalisti nella cerimonia del Ventaglio il Presidente Mattarella “ la realizzazione di un’efficace difesa comune europea ……..non rappresenta una minaccia per nessuno, non mira alla guerra: al contrario è strumento per garantire la pace. “

A fare compagnia a Conte sull’altro versante è arrivato poi il generale Vannacci cui è stato assegnato il compito di creare anche in Italia un partito assolutamente antieuopeista e filoputiniano per bloccare la politica di avvicinamento all’Unione europea che ha contraddistinto l’ultima parte del governo Meloni.

Due populismi , uno definito di sinistra che sinistra non è , l’altro di destra-destra, che convergono sui due punti che abbiamo citato : niente più aiuti militari all’ Ucraina, niente aumenti di spesa per la difesa .

In tutto questo contesto il PD rischia grosso, la linea di Schlein è perdente .Le condizioni dettate da Conte sono chiare : o passa la mia linea e quindi posso accettare di non essere io il candidato premier o, se non passa, vado avanti per conto mio. Conte ha buon gioco, è consapevole che una certa demagogia ,un certo pacifismo a buon mercato influenzano una parte considerevole dell’opinione pubblica, sfrutta il fatto di essere stato già due volte Presidente del Consiglio . La sua propaganda ha fatto breccia anche dentro il PD al punto di essere stato invitato come oratore ufficiale alla commemorazione della strage nazifascista di Sant’Anna di Stazzema dal sindaco del comune. Evidentemente esistevano degli accordi tra PD e M5S per cui , essendo intervenuta nello stesso posto la Schlein il 25 aprile, toccava adesso a Conte che ha sfruttato sapientemente la situazione presentandosi come novello antifascista. Da notare che già dalla fine di luglio esisteva una petizione sottoscritta da numerosi cittadini che giustamente considerava inaccettabile che prendesse la parola in un luogo dove la popolazione subì la violenza nazifacista chi come Conte propone di lasciare inerme il popolo ucraino vittima di un analoga violenza . Petizione che a nostro avviso l’ ANPI avrebbe dovuto sostenere invece di mantenere una certa ambiguità sul sostegno all’ Ucraina. Contro questa ipoteca di Conte sul PD, per non dire ricatto, si sono levate alcune voci autorevoli contrarie, da Gentiloni in una recente intervista sul Corriere della Sera, a esponenti provenienti dal PCI come Fassino, ai riformisti come Malpezzi o l’ex sindaco di Bergamo Gori . Altri come Picierno sono usciti e con Azione di Calenda intendono dar vita ad un centro riformista. Ma dietro le quinte altri ancora come D’Alema, lavorano ad un accordo con Conte che gli permetterebbe di rientrare nel gioco e più o meno Renzi fa la stessa cosa .

Ma la scelta per Schlein e l’attuale gruppo dirigente diventa inevitabile : accettare il diktat di Conte pur di vincere le elezioni, oppure rifiutarlo anche a costo di perderle .

Nel primo caso accetterebbe una linea di politica estera di sudditanza alla Russia e quindi antieuropea e perderebbe la propria autonomia politica. Nel secondo dimostrerebbe di mettere al primo posto una linea giusta in politica estera , di essere un partito consapevole degli interessi del paese e questo alla lunga paga sul piano politico .

Deve essere chiaro agli occhi dei lavoratori , dei cittadini italiani , che questa non può essere trattata soltanto come una bega interna al cosiddetto campo largo , su chi sarà il candidato premier tra Conte e Schlein .

Qui si tratta di una questione generale che riguarda tutto il paese ,ovvero la sua posizione nel quadro europeo e internazionale . Chi si candida alla guida del paese deve dare prova di grande responsabilità .

La prova del fuoco è vicina ,il dibattito parlamentare sulle spese militari e sulla gestione dei fondi per la difesa riprenderà ufficialmente mercoledì 9 settembre 2026, alla fine della pausa estiva delle attività d’aula di Camera e Senato.

Indipendentemente da come si comporterà il gruppo dirigente del PD , indipendentemente dalla politica che deciderà il governo ,è necessario che la classe lavoratrice si ponga il problema della necessità di una politica che ponga al centro l’indipendenza e la sicurezza del paese all’interno di quella più generale dell’Unione europea di cui facciamo parte . Una politica che faccia chiarezza su chi mette al primo posto gli interessi del paese e dell’Europa e chi invece favorisce gli interessi di potenze estranee e contrarie all’unità europea . Perchè difendere la propria indipendenza e rafforzare la solidarietà con i popoli che lottano per salvaguardare la propria sovranità, sono condizioni che permettono di avanzare nel miglioramento delle proprie condizioni di vita e di lavoro. Gli avvenimenti futuri renderanno sempre più evidente la necessità di costruire una forza politica popolare che persegua fermamente questi obiettivi .

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