Perchè gli operai votano a destra

Citazione

di Iglis Restani

I risultati delle recenti elezioni in Sassonia-Anhalt, uno dei 16 stati federati tedeschi che ha poco più di 2 milioni di abitanti e che fino al 1990 faceva parte della Repubblica Democratica Tedesca, hanno visto un netto successo del partito di estrema destra AFD,Alternativa per la Germania. Secondo i dati forniti dal Corriere della Sera dell’11 settembre, ben il 61% dei voti all’AFD provengono dagli operai. Il caso della Sassonia-Anhalt è particolare, in questo come negli altri 4 stati della ex-RDT esiste un risentimento per essere stati penalizzati nel processo di riunificazione che ha avuto sicuramente un peso nel voto. Nelle successive elezioni in Svezia il partito di estrema destra Democratici Svedesi ha perso voti rispetto alle elezioni precedenti ma con il 17% resta pur sempre il terzo partito.Mentre scriviamo i sondaggi per le elezioni del 20 settembre a Berlino e in Meclemburgo vedono il partito cristiano-democratico di Merz in netta difficoltà.

Pur con differenze tra paesi e paesi, c’è una tendenza presente in Europa all’aumento dei consensi a partiti politici di estrema destra , una tendenza che coinvolge anche la classe sociale composta dagli operai che più di ogni altra dovrebbe orientarsi vero i partiti che si qualificano come progressisti e che invece da tempo si orienta in tutt’altro modo . Un esempio in tal senso fu anni fa l’accoglienza anni fa a Marine Le Pen dagli operai della Whirlpool di Amiens .

Significa questo che la classe operaia sta facendo proprie le posizioni politiche e ideologiche di queste formazioni ?

O significa che , non essendo più presente una visione politica e ideologica che esprima i suoi interessi concreti ma anche una prospettiva nuova di società, sposta il proprio voto verso chi sembra rispondere con più decisione ai problemi più immediati?

La AFD ha come punti principali di programma la chiusura delle frontiere anti-immigrati, la messa in dicussione dell’ Unione europea con il ritorno agli stati nazionali e al marco al posto dell’euro, la famiglia tradizionale basata su padre maschio e madre femmina , classi separate per studenti con handicap , ritorno alla cultura esclusivamente tedesca.

Sulla falsariga di queste proposte si muovono le forze di estrema destra in altri paesi tra cui Futuro Nazionale del generale Vannacci, tutte quante si dichiarano a favore del popolo contro le elites,cioè i partiti che hanno governato finora.

Ma possono davvero queste proposte risolvere alla radice problemi dei lavoratori,come i bassi salari,le crisi industriali dalla Wolkswagen all’ILVA all’ Electrolux, il lavoro nero e le morti sul lavoro, l’immigrazione fuori controllo,la sicurezza nelle città e,specie in Italia ,la fuga all’estero dei giovani più qualificati ?

In realtà la logica che guida i partiti di estrema destra non mette in discussione l’attuale sistema economico e politico capitalista che genera diseguaglianze sociali e problemi che affliggono le masse popolari né mette in guardia dagli attacchi concentrici, economici e militari, cui è sottoposta l’Europa da parte delle grandi potenze.

La loro logica è quella di presentare ai lavoratori come soluzione dei problemi la chiusura in sé stessi degli stati europei,l’instaurazione di governi autoritari, il ritorno al nazionalismo, quel nazionalismo che ha accompagnato le due guerre mondiali.

Il grosso guaio per i lavoratori è che proprio quelle forze che si dichiarano di sinistra,un tempo rappresentate soprattutto dai partiti comunisti, oggi di incerta identità come il PD in Italia o il PSE in Spagna, non conducono quella critica e quella lotta all’attuale sistema capitalista assolutamente necessarie per creare una alternativa di lungo respiro.

Per vari decenni la classe operaia si è accontentata di parziali miglioramenti economici ottenuti con dure lotte e strappati dall’aumento dei profitti durante la ripresa economica del dopoguerra dietro i quali restava seppur vaga l’idea ,anche nella socialdemocrazia tedesca ,di arrivare in futuro ad un modello sociale basato sulla regolamentazione pubblica dell’economia .

In Italia la classe operaia si è fidata delle promesse del gruppo dirigente del PCI che con le cosiddette riforme di struttura proposte da Togliatti si sarebbe arrivati piano piano al socialismo , bastava aspettare. Non servivano lotte radicali veniva detto, non occorreva togliere ai padroni la proprietà dei mezzi di produzione e trasformarla in proprietà dei lavoratori , vera e insostituibile base del socialismo , era sufficiente la lotta parlamentare ,per questo i quadri operai del partito più combattivi vennero spostati negli organismi di massa .Erano posizioni che rappresentavano il revisionismo moderno del marxismo e che avrebbero imborghesito il movimento operaio ,cui si opposero le forze rivoluzionarie nel nostro paese e nel movimento comunita mondiale . Inoltre i legami del gruppo dirigente del PCI con il PCUS mantenuti fino a quando l’URSS crollò sulla propria crisi economica, hanno impedito ai lavoratori italiani di comprendere che quanto avveniva nell’URSS e nei paesi dell’est dagli anni 60 nella competizione per l’egemonia mondiale con l’imperialismo USA, non aveva nulla a che fare con il socialismo e che l’URSS stava diventando quella potenza imperialista di cui vediamo oggi la continuazione nella politica del governo della Federazione Russa. Tra i motivi del filoputinismo che è penetrato in alcuni ambienti della nostra società e che tocca anche persone un tempo militanti e dirigenti sia nel PCI che in gruppi extra-parlamentari di sinistra, il retaggio di queste posizioni profondamente errate dell’allora gruppo dirigente del PCI ha un peso tuttora notevole.

Oggi ,da parte del PD e dei partiti che i definiscono di sinistra,non ci sono nemmeno più quelle vaghe e illusorie promesse fatte da Togliatti , nessuno parla più di socialismo, la prospettiva è scomparsa.

“ Se andremo al governo dopo questa destra che non ha fatto niente di buono, le cose cambieranno “ viene detto dal cosiddetto campo largo,senza però almeno finora precisare come cambiarle, senza tentare di abbozzare una linea non diciamo di netta opposizione alle politiche che il grande capitale ha messo in atto in questi decenni, ma che almeno inizi a metterne in discussione qualcuna.

Anche quando la segretaria del PD insiste sulla riduzione del potere d’acquisto dei salari nei 4 anni di governo Meloni, dimentica che l’Italia tra i 38 paesi a economia di mercato dell’OCSE (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico ) è ultima per crescita dei salari reali dal 1991 al 2003. E il 1991 precede l’annullamento della scala mobile del luglio 1992 e l’accordo sul costo del lavoro che bloccò l’aumento dei salari nel luglio del 1993 . Chi firmò quegli accordi se non CGIL-CISL e UIL , il primo con il governo Amato e il secondo con il governo Ciampi?

E in base a quali ragionamenti politici? Senza avere una visione corretta delle scelte fatte in questo caso sulla questione dei salari e di come invertirle, dire “salario minimo” diventa solo uno slogan.

Così come occorre, specie nella pericolosa situazione internazionale che tocca direttamente l’Europa,una corretta visione in politica estera.

Chiediamoci: perchè Trump e Putin si sono rallegrati per il successo dell’AFD in Sassonia-Anhalt? Perchè tutti i partiti di estrema destra come l’AFD sono contrari all’unificazione europea, per loro avere una Unione europea divisa e debole è un vantaggio strategico.Ma se loro governano stati federali ,perchè noi europei non possiamo federarci ?

Perchè Putin rinvia l’apertura di vere trattative con il governo ucraino sospendendo i bombardamenti ? Perchè aspetta intanto di sbrigare la pratica della riconferma a presidente della Federazione Russa con elezioni dove non è presente l’opposizione ,ma soprattutto per vedere come si evolve la situazione nelle prossime elezioni in Europa a favore delle forze che si oppongono all’invio di aiuti militari alla resistenza ucraina , specie con le elezioni presidenziali a gennaio 2027 in Germania e ad aprile in Francia e con quelle politiche in Italia.Nel frattempo utilizza i vantaggi politici dei rapporti sia con gli USA che con la Cina.

Sulla politica estera le posizioni dei partiti di estrema destra in tutta Europa sono esplicite :niente più aiuti all’Ucraina , riapertura piena dei rapporti con la Russia,no al rafforzamento della difesa europea.

Venendo all’Italia, qual’è la posizione del nostro governo ?

In una recente intervista al quotidiano Il Foglio , la presidente Meloni ha dichiarato che intende mantenere l’aiuto anche militare all’ Ucraina perchè “ l’Italia avrebbe tutto da perdere in un contesto internazionale in cui vengono meno le regole della pacifica convivenza tra le nazioni e torna a prevalere la legge del più forte “

Contrario invece agli aiuti all’Ucraina è un curioso trio composto da Salvini-Vannacci- Conte in cui il generale è quello che apertamente si dimostra sostenitore di Mosca.

Ma se Salvini resta in minoranza nella formazione di governo, altrettanto non si può dire di Conte nel cosiddetto campo largo,è lui che di fatto detta almeno finora la linea in politica estera. Data l’importanza che la politica estera ha raggiunto nei rapporti tra gli stati e nella politica nel suo insieme,lasciarla a Conte significa per il PD perdere la propria autonomia e non rispondere agli interessi del paese.

Mantenere una posizione oscillante e ambigua da parte della direzione di questo partito sarebbe estremamente pericoloso in un momento in cui occorrono invece scelte precise e chiare agli occhi dei cittadini, contro la politica imperialista ondivaga di Trump che ha portato alla guerra in Iran, contro la guerra di aggressione all’Ucraina e alla guerra ibrida contro l’Unione europea che Putin sta conducendo, per un rafforzamento della difesa dell’Europa e della democrazia contro il ritorno dell’autoritarismo e del nazionalismo . Deve anche risultare chiaro a quanti voteranno alle primarie del “campo largo “ se si faranno e a tutti i cittadini, che le forze contrarie agli aiuti all’Ucraina sono di fatto contro anche all’unità europea, mentre gli accordi di associazione tra la Ue e il Canada attaccati dal presidente americano vanno nella giusta direzione di rafforzarne l’indipendenza reciproca dalle grandi potenze.

Resta il problema che abbiamo affrontato all’inizio. Una parte della classe operaia vota negli ultimi tempi a destra per protesta contro il peggioramento delle proprie condizioni perchè non trova risposte convincenti da parte dei partiti di sinistra a problemi come il carovita, l’immigrazione incontrollata,la sicurezza del posto di lavoro, la tutela dei diritti in primo luogo il diritto di sciopero . Essa è al momento una classe priva di una propria autonoma direzione, quindi politicamente debole, ma ha dimostrato quando era organizzata di essere fondamentale nella lotta per la democrazia ed il progresso sociale.

Nella situazione politica attuale si avverte la mancanza della sua azione, assolutamente necessaria per i cambiamenti .Non si tratta allora di riesumare una qualche versione scolorita di quello che fu il PCI negli anni 70 e 80 con la linea del cosiddetto compromesso storico che negava sostanzialmente le contraddizioni del sistema capitalista e si proponeva , di fatto accettandolo ,di correggerle mantenendo comunque i legami con Mosca. Si tratta di recuperare la propria memoria storica e di costruire una forza nuova che ridia identità e fiducia in sè stessa alla classe lavoratrice per essere di nuovo il perno del fronte democratico e chiudere questa fase di disorientamento.

L’ipoteca di Conte sul PD e sulla politica estera del paese

Citazione

di Iglis Restani

Si avvicinano le elezioni politiche. Nell’autunno del prossimo anno o forse in primavera i cittadini italiani saranno chiamati al voto da cui uscirà il prossimo governo.

Sono molte le questioni importanti su cui i partiti dovranno esporre i loro programmi,dalla crisi energetica a quella climatica, dalle difficoltà del sistema produttivo ai bassi salari, dall’immigrazione alla sicurezza. Ma è quella della politica estera la questione più importante , decisiva .

Perchè è la questione più importante?

Perchè la politica estera , nell’attuale mondo in cui i legami economici e politici tra i vari paesi e i vari continenti sono determinanti anche per la politica interna e in una situazione in cui i focolai di guerra non solo si mantengono ma si vanno estendendo, è diventata centrale.

Ed è proprio sulla politica estera che da parte della maggioranza di governo e ancora di più da parte dell’opposizione non c’è la chiarezza necessaria .

Chiarezza necessaria su due punti soprattutto : primo, sostegno economico, politico, militare all’Ucraina in quanto paese aggredito facente parte del continente europeo oppure no; secondo, il rafforzamento del sistema di difesa europeo con l’aumento di spesa che questo richiede oppure no.

La classe lavoratrice ha tutto l’interesse perchè entrambe le risposte siano affermative . Non può esserci uno sviluppo positivo della società europea se si accetta che un paese a noi vicino come l’Ucraina venga invaso per impadronirsi delle sue risorse .Inevitabilmente il paese invasore sfrutterà le sue posizioni di forza per imporre condizioni agli altri paesi europei , non si potranno svilupare rapporti commerciali liberi con l’Ucraina e inoltre, poiché in Russia non c’è democrazia ,anche le forze di destra europee che guardano a Mosca come esempio si sentirebbero più forti con un peggioramento del nostro sistema democratico.

Non si può garantire la tenuta del sistema sociale europeo se questo non è in grado di dissuadere chi voglia condurre azioni ostili verso i paesi che fanno parte dell’Unione europea e la Russia conduce da tempo azioni ostili, per questo è necessario costruire un sistema di difesa europeo autonomo dalle decisioni degli USA ,i cui interessi sono diversi dai nostri e che , specie con l’amministrazione Trump, sostengono i partiti antieuropeisti.

Il costo della difesa , con i dovuti risparmi in un’ ottica collettiva e unitaria, va visto in modo positivo per poter lavorare nelle fabbriche, negli uffici , nelle campagne, sapendo che abbiamo una difesa a protezione. Chi invece di usare la parola difesa usa apposta solo la parola armi, fa demagogia perchè difesa non è solo armi ma rete satellitare per garantire le comunicazioni e individuare droni e missili, rifugi antiatomici per la popolazione , sistemi che mettono in sicurezza il sistema produttivo, gli ospedali , l’intera società .

Il governo non è stato finora sufficientemente chiaro e deciso su questi due punti. Ha mantenuto l’impegno a sostenere l’Ucraina ma in Europa è tra quelli che hanno inviato meno aiuti , si è accodato a lungo alle posizioni di Trump e sia sugli aiuti a Kiev che sulle spese per la difesa i continui distinguo della Lega non hanno certo contribuito a definire una posizione chiara.

Ci si aspetterebbe allora, su temi così importanti, una posizione chiara e unitaria,dal cosiddetto campo largo dal momento che si presenta come alternativa all’attuale maggioranza di governo . Niente di tutto questo, non essendoci un accordo tra PD e M5S, e le mozioni separate sulle spese militari presentate nel dibattito al Parlamento lo hanno testimoniato ,la questione è stata rinviata a quando sarà definito il programma. In realtà il maggior partito di opposizione, il PD, naviga nella confusione, si barcamena tra dichiarazioni diverse tra un esponente e l’altro.

Chi ha già detto invece qual’è la sua posizione è Conte. La sua posizione è presto detta : primo, basta armi all’Ucraina perchè a suo dire questo prolunga la guerra ,apriamo una trattativa con Putin . E’ una posizione ipocrita .Una trattativa in cui una parte rinuncia alla difea armata mentre l’altra continua a bombardare è di fatto una resa, quella resa a suo tempo concordata tra Putin e Trump in Alaska che prevedeva la cessione totale dell’Ucraina orientale, dopo quella della Crimea, mentre è risaputo dall’esperienza storica ,tra cui la resistenza al nazifascismo, che senza armi non si può difendere l’indipendenza e la sovranità del proprio paese dall’aggressore.

Secondo, basta spese militari, i soldi vanno spesi per la sanità ecc. Ora,chi di fronte alla domanda : è meglio spendere i soldi per le armi o per la sanità ,sceglierebbe le armi ? Nessuno. Ma la domanda è subdola e ingannatrice perchè nasconde la realtà. Ai confini dell’Unione europea c’è un governo reazionario che intende riportare la Russia all’estensione dell’impero zarista e al controllo dell’Europa,che sta conducendo da quattro anni e mezzo una brutale guerra di aggressione contro un paese europeo, che continua a rafforzare i propri armamenti offensivi portando le spese per l’esercito al 7% del prodotto interno lordo , circa il 38% della spesa pubblica totale. A cosa serve questa economia di guerra della Russia secondo Conte ? Non è forse una minaccia verso l’ Unione europea ? E le ripetute azioni con droni in alcuni paesi europei sono bigliettini di auguri ?

L’unica condizione per cui l’Unione europea potrebbe destinare una spesa più contenuta per la propria difesa sarebbe quella per cui la Russia, gli USA, ma anche la Cina, dessero il buon esempio eliminando le loro testate nucleari e diminuendo drasticamente le loro spese militari . Proprio l’Ucraina diede il buon esempio sull’abbandono delle armi nucleari, cedendole tutte alla Russia con il memorandum di Budapest del 1994, sottoscritto anche dagli USA e dal Regno Unito, alla condizione che fossero rispettati i suoi confini e la sua sovranità. Ciò che Putin non ha fatto.  Non stando così le cose , se si seguisse la linea del presidente dei 5S , il risultato sarebbero da una parte la capitolazione dell’Ucraina e dall’altra l’indebolimento dell’Unione europea che ha bisogno invece di un sistema di difesa in grado di garantire proprio quella sanità, quel welfare, quelle condizioni di democrazia e di vita conquistate dai lavoratori europei . Come ha recentemente dichiarato nell’incontro annuale con i giornalisti nella cerimonia del Ventaglio il Presidente Mattarella “ la realizzazione di un’efficace difesa comune europea ……..non rappresenta una minaccia per nessuno, non mira alla guerra: al contrario è strumento per garantire la pace. “

A fare compagnia a Conte sull’altro versante è arrivato poi il generale Vannacci cui è stato assegnato il compito di creare anche in Italia un partito assolutamente antieuopeista e filoputiniano per bloccare la politica di avvicinamento all’Unione europea che ha contraddistinto l’ultima parte del governo Meloni.

Due populismi , uno definito di sinistra che sinistra non è , l’altro di destra-destra, che convergono sui due punti che abbiamo citato : niente più aiuti militari all’ Ucraina, niente aumenti di spesa per la difesa .

In tutto questo contesto il PD rischia grosso, la linea di Schlein è perdente .Le condizioni dettate da Conte sono chiare : o passa la mia linea e quindi posso accettare di non essere io il candidato premier o, se non passa, vado avanti per conto mio. Conte ha buon gioco, è consapevole che una certa demagogia ,un certo pacifismo a buon mercato influenzano una parte considerevole dell’opinione pubblica, sfrutta il fatto di essere stato già due volte Presidente del Consiglio . La sua propaganda ha fatto breccia anche dentro il PD al punto di essere stato invitato come oratore ufficiale alla commemorazione della strage nazifascista di Sant’Anna di Stazzema dal sindaco del comune. Evidentemente esistevano degli accordi tra PD e M5S per cui , essendo intervenuta nello stesso posto la Schlein il 25 aprile, toccava adesso a Conte che ha sfruttato sapientemente la situazione presentandosi come novello antifascista. Da notare che già dalla fine di luglio esisteva una petizione sottoscritta da numerosi cittadini che giustamente considerava inaccettabile che prendesse la parola in un luogo dove la popolazione subì la violenza nazifacista chi come Conte propone di lasciare inerme il popolo ucraino vittima di un analoga violenza . Petizione che a nostro avviso l’ ANPI avrebbe dovuto sostenere invece di mantenere una certa ambiguità sul sostegno all’ Ucraina. Contro questa ipoteca di Conte sul PD, per non dire ricatto, si sono levate alcune voci autorevoli contrarie, da Gentiloni in una recente intervista sul Corriere della Sera, a esponenti provenienti dal PCI come Fassino, ai riformisti come Malpezzi o l’ex sindaco di Bergamo Gori . Altri come Picierno sono usciti e con Azione di Calenda intendono dar vita ad un centro riformista. Ma dietro le quinte altri ancora come D’Alema, lavorano ad un accordo con Conte che gli permetterebbe di rientrare nel gioco e più o meno Renzi fa la stessa cosa .

Ma la scelta per Schlein e l’attuale gruppo dirigente diventa inevitabile : accettare il diktat di Conte pur di vincere le elezioni, oppure rifiutarlo anche a costo di perderle .

Nel primo caso accetterebbe una linea di politica estera di sudditanza alla Russia e quindi antieuropea e perderebbe la propria autonomia politica. Nel secondo dimostrerebbe di mettere al primo posto una linea giusta in politica estera , di essere un partito consapevole degli interessi del paese e questo alla lunga paga sul piano politico .

Deve essere chiaro agli occhi dei lavoratori , dei cittadini italiani , che questa non può essere trattata soltanto come una bega interna al cosiddetto campo largo , su chi sarà il candidato premier tra Conte e Schlein .

Qui si tratta di una questione generale che riguarda tutto il paese ,ovvero la sua posizione nel quadro europeo e internazionale . Chi si candida alla guida del paese deve dare prova di grande responsabilità .

La prova del fuoco è vicina ,il dibattito parlamentare sulle spese militari e sulla gestione dei fondi per la difesa riprenderà ufficialmente mercoledì 9 settembre 2026, alla fine della pausa estiva delle attività d’aula di Camera e Senato.

Indipendentemente da come si comporterà il gruppo dirigente del PD , indipendentemente dalla politica che deciderà il governo ,è necessario che la classe lavoratrice si ponga il problema della necessità di una politica che ponga al centro l’indipendenza e la sicurezza del paese all’interno di quella più generale dell’Unione europea di cui facciamo parte . Una politica che faccia chiarezza su chi mette al primo posto gli interessi del paese e dell’Europa e chi invece favorisce gli interessi di potenze estranee e contrarie all’unità europea . Perchè difendere la propria indipendenza e rafforzare la solidarietà con i popoli che lottano per salvaguardare la propria sovranità, sono condizioni che permettono di avanzare nel miglioramento delle proprie condizioni di vita e di lavoro. Gli avvenimenti futuri renderanno sempre più evidente la necessità di costruire una forza politica popolare che persegua fermamente questi obiettivi .