In un momento storico in cui sembra prevalere il ritorno alle guerre per una nuova spartizione del globo aperta dall’aggressione all’Ucraina e dei regimi autoritari,e in cui non si intravvedono le forze in grado di dare una risposta alle domande di cambiamento che provengono dai giovani, dai lavoratori , dalla gente comune, ricordare la figura di Osvaldo Pesce , scomparso il 28 ottobre di 5 anni fa, è importante .
Molto probabilmente il suo nome è sconosciuto alle nuove generazioni, ma la lotta politica che lo vide protagonista negli anni ’60 del secolo scorso aveva molto a che fare con lo sviluppo degli anni successivi,la memoria storica è di grande utilità per indirizzare al meglio le lotte sociali che stanno riprendendo.
I lettori potranno vedere nelle precedenti commemorazioni riportate dal blog un quadro della sua attività, qui ci interesa fissare un punto: negli anni ’60 nel nostro paese , ma anche in Francia e in Germania, veniva contestato il sistema capitalista in quanto tale e si erano create condizioni favorevoli ad un salto in avanti del movimento operaio e studentesco nella direzione del socialismo. La reazione della borghesia e delle forze imperialiste da un lato, il prevalere di una linea opportunista e revisionista nei partiti comunisti europei e la debolezza della linea rivoluzionaria al loro interno dall’altro lato, impedirono questo salto in avanti. Lo Statuto dei lavoratori o l’accesso all’Università per tutti i diplomati furono soltanto alcuni miglioramenti che non cambiarono però alla base i rapporti di classe.
Pesce e altri militanti all’interno del PCI, il maggior partito comunista dell’Occidente ,in quegli anni condussero la battaglia per far prevalere la linea anticapitalista e dare un giusto indirizzo alle lotte in corso nel paese. Tutto questo avveniva mentre veniva allo scoperto lo scontro nel movimento comunista mondiale tra le posizioni revisioniste e restauratrici del capitalismo di Kruscev a quelle di Mao Zedong e in Cina iniziava la rivoluzione culturale.
Nel bel libro “ Italia e Cina ,60 anni tra passato e futuro” di Mario Filippo Pini,diplomatico che ha lavorato lunghi anni nella Repubblica Popolare Cinese, così viene descritto quel periodo :
“Il Partito comunista italiano aveva avuto sempre anche un ‘anima rivoluzionaria composta in maggioranza da militanti ……rimasti profondamente delusi dalla decisione di Togliatti di arrivare alla conquista del potere con sistemi democratici.Ai vecchi compagni scontenti,gradualmente si aggiunse una nnuova guardia , giovani militanti …..convinti che la rivoluzione m-l fosse necessaria per creare in Italia una società più giusta ………Nel 1962 ,a Milano durante il congresso provinciale della FGCI , egli ( Pesce n.d.r. ) riusci’ a far passare, per alzata di mano, una condanna a Tito.La Jugolavia aveva da poco normalizzato i rapporti con l’URSS, e una condanna a Tito era implicitamente una condanna dei partiti in buoni rapporti con Mosca, compreso il PCI.Oggi il gesto di Pesce potrebbe sembrare piuttosto innocuo, ma a quei tempi , quando la disciplina di partito era rigidamente imposta, fu aperta ribellione. Non gradì Occhetto , allora segretario della FGCI che partecipava ai lavori, né Cossutta anche lui presente al Congresso “(pag. 107-8 ).
Sappiamo come è finito il PCI , ma è finito così perchè non ha saputo dare una giusta direzione alle lotte ,perchè le lotte hanno bisogno di una giusta direzione, un principio che vale anche oggi.
Nuovi movimenti di lavoratori, di giovani , di donne, si svilupperanno perchè le contraddizioni sociali esistono come stiamo vedendo in Francia ,in Italia ed in altri paesi europei . Perchè questi movimenti abbiano successo occorrono punti fermi: definire obiettivi nell’interesse dei lavoratori contro gli interessi dei grandi gruppi finanziari e tecnologici a partire dagli investimenti nell’istruzione e nel sostegno all’ingresso dei giovani nel mondo del lavoro ; prospettare una società che elimini le diseguaglianze e superi il sistema capitalista ;
opporsi all’imperialismo perchè è dall’imperialismo che nascono le guerre ;
costruire una Europa democratica, sociale, autonoma come risposta all’egemonismo delle grandi potenze e ai loro tentativi,in particolare da parte del governo attuale della Russia, di destabilizzarla .
Lo sforzo di uomini come Pesce è stato quello di ricostruire un partito in grado di raccogliere le spinte che venivano dalle masse popolari e indirizzarle verso un cambiamento delle condizioni di vita e verso il socialismo, .
La redazione